300 – L’alba di un impero

Oggi* è il mio ultimo giorno di lavoro prima delle ferie, e mi congederò da Bologna andando a vedere, stasera, Apes Revolution (che non so quando avrò il tempo di commentare). Nell’attesa, ieri sera mi sono sparato 300 – L’alba di un impero, visto le buone impressioni che mi aveva lasciato il primo capitolo della serie.

Sono partito con aspettative abbastanza basse, perché quasi tutti gli amici che l’hanno visto concordavano nell’affermare che non fosse all’altezza del precedente. Ciononostante, l’inizio del film non è niente male: la fotografia, il marchio di fabbrica di 300, non delude le attese e anche l’idea di narrare la storia di Serse e il perché del conflitto greco/persiano è un ampliamento di prospettiva riuscito e interessante. Il film scorre bene nella prima parte, anche se non è supportato da un cast eccezionale: gli attori sembrano dei guerrieri meno credibili rispetto a quelli del primo film e Sullivan Stapleton, alias Temistocle, ha un viso perfetto per una camicia a quadri che stona con il costume da antico greco. Un po’ banale e già visto il rapporto padre/figlio tra Scyllias – Callisto: si capisce da subito che uno dei due non arriverà alla fine del film, ma fin qui comunque si procede bene.  I problemi veri arrivano dopo. C’è un punto, a mio avviso, che fa deragliare in maniera irreparabile il film da “buon seguito di 300” a “semplice operazione commerciale”: intorno ai tre quarti d’ora di pellicola, dopo un paio di piccole vittorie della flotta greca su quella persiana, Artemisia – capo della flotta di Serse, interpretata da una notevole Eva Green – invia un emissario sulla terraferma per chiedere un incontro con Temistocle. L’ambasciatore, di fronte alle rassicurazioni richieste su un rientro sicuro del condottiero greco dalla nave persiana, risponde così:

“… lei [Artemisia] ormai potrà farsi onore soltanto quando osserverà la vostra flotta distrutta e sventrata inabissarsi sul fondo dell’Egeo. E quando potrà riconoscere te [rivolto a Temistocle], inchiodato dalla sua spada all’albero maestro della tua nave, mentre discendi verso la tua tomba marina.”

A quest’epica minaccia, Temistocle risponde semplicemente allargando le braccia e dichiarando in tono scherzoso “Perché non l’hai detto fin dal principio?”. E’ un dettaglio, ma importante, visto che lo scopo di questa battuta è di suscitare l’ilarità del pubblico rompendo la finzione narrativa. Ed è un dettaglio grave, visto che fino a quel momento il registro del film si era sempre mantenuto su toni epici, solenni, seri. Dopo questo dialogo lo spettatore non vive più l’atmosfera creata dalla scene precedenti, ed il film stesso comincia ad inanellare una serie di contraddizioni marcate. Poco dopo infatti seguirà una scena di sesso tra Artemisia e Temistocle, sicuramente ben girata, ma con il forte sapore di un pretesto per far vedere (ancora una volta), le tette della Green. Per spiegare meglio quello che intendo dire, prendo in prestito le parole di Tolkien, che parlava così della finzione narrativa generata dalla fiaba:

I bambini sono capaci, com’è ovvio, di credulità letteraria, qualora l’arte dell’inventore di fiabe sia sufficiente a indurla. Si tratta di uno stato d’animo che è stato definito “volontaria sospensione dell’incredulità”. Ma non mi sembra una valida descrizione di quanto accade in realtà, ed è che l’inventore di fiabe si rivela un felice “subcreatore”, il quale costruisce un Mondo Secondario in cui la mente del fruitore può entrare. All’interno di tale mondo, ciò che egli riferisce è “vero”, nel senso che concorda con le leggi che vi vigono. Di conseguenza ci si crede, mentre vi si è, per così dire, dentro. Nel momento stesso in cui l’incredulità si manifesta, l’incantesimo è rotto; la magia, anzi l’arte, ha fatto fiasco. E rieccoci allora nel Mondo Primario, a guardare dall’esterno il piccolo, abortito Mondo Secondario.”

300 è una fiaba, non può avere pretese di realismo storico, e come tale ha una sua integrità  stilistica che andrebbe preservata. Introducendo un elemento fuori contesto, l’incredulità si manifesta e l’incantesimo è rotto. Da quel momento in avanti il film scivola via senza più sorprendere, senza alti né bassi, e sopratutto senza il mio personale interesse. Non vedo più Temistocle e Serse, ma attori in costumi. Non vi è più un narratore capace di coinvolgere il suo pubblico, ma un regista che strizza l’occhio al boxoffice. Finché il film non finisce, e posso finalmente andare a dormire. Ma forse lo spettacolo era finito già intorno alla metà della pellicola.

*La bozza di questo pezzo risale al 5 agosto, ma sono riuscito a completarlo e pubblicarlo solo oggi. Domani partirò per la Croazia, pertanto il blog prenderà (almeno) una settimana di pausa. Un saluto e un augurio di un buon finale di estate a tutti voi!

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