Interceptor

“Le pompe vanno avanti giorno e notte, e tirano fuori petrolio.
Che brucia.
Che uccide.
Che sostiene il loro potere.
Hanno tutto, loro si che hanno tutto!”

Queste parole sono state pronunciate da Capitano Gyro, uno dei personaggi di “Interceptor – Il guerriero della strada”, film australiano ben più vecchio di me (ha 33 anni!)

Scrivo di questo film perché mi ci sono imbattuto per caso (lo davano in tv) poche sere fa, ed è entrato di diritto nella mia personale categoria “film minori che lasciano il segno“. Anche se, probabilmente, definirlo un film minore è riduttivo, visto che stiamo parlando di un’opera che ha visto la luce nel 1981 e che ha influenzato in maniera decisa l’immaginario post-apocalittico degli anni a venire.

La prima cosa che colpisce del film di George Miller è senza dubbio l’ambientazione. Siamo in un mondo post-atomico: la Terra come la conosciamo noi ha lasciato il posto ad un pianeta in cui ogni ordine sociale è stato sovvertito, e la legge del più forte è l’unica regola ancora in vigore. Le “Terre perdute” offrono un paesaggio desolante e desolato (le riprese sono state effettuate in un deserto australiano), al cui interno vagano umani organizzati in tribù primitive o devoti ad una vita da sciacalli solitari. Uno di questi è Max, interpretato da un giovane Mel Gibson, che si muove nello scenario mortifero in cerca dell’unica risorsa realmente vitale: la benzina.

La figura di Max è il prototipo dell’anti-eroe: un uomo solitario la cui spinta all’azione è dettata dal solo interesse personale. Il protagonista galleggia nello spazio indefinito tra il bene, rappresentato dalla tribù di Pappagallo (ultimo baluardo di semi-civiltà che detiene il controllo di una piccola raffineria) e il male, incarnato dalla tribù di lord Humungus. Come spesso accade, sono i cattivi ad essere più interessanti, non tanto nelle figure singole – tra cui si distinguono solo il già citato lord Humungus, ipertrofico capotribù mascherato, e Wez, piccolo capobanda psicopatico – quanto nella collettività; la tribù di Humungus, infatti, è caratterizzata in maniera dettagliata da un’estetica punk: creste, giubbotti di pelle, borchie sono i loro tratti distintivi. Il tema dell’identità visiva come segno di appartenenza ad un gruppo sociale viene evidenziato anche dalla presenza di una brevissima scena in cui Wez si fa rifinire la cresta da un compagno con un rasoio elettrico: in un mondo deserto, disperato, dove niente ha significato, un vandalo psicopatico manifesta come prioritaria una cura per un dettaglio estetico che sembrerebbe, ad un primo sguardo, assolutamente fuori luogo.

Dalla parte del bene non troviamo la stessa uniformità estetica: gli uomini di Pappagallo infatti indossano semplici abiti di cotone chiaro, che rafforzano a livello cromatico la contrapposizione tra il bene e il male, ma non aiutano a caratterizzare in maniera decisa il gruppo “civilizzato”.

Max, vestito di pelle nera, si schiera con i “buoni” solo perché è da loro che potrebbe ottenere il tornaconto maggiore: nella sua testa non esiste un futuro, solo un istinto di sopravvivenza che gli dà la spinta per non mollare, ma al tempo stesso non riesce a motivarlo abbastanza per provare a costruire qualcosa di duraturo. Un personaggio attuale, visto il periodo storico, in cui spesso una visione della vita “alla giornata” agisce come sabbia negli occhi, impedendoci di guardare con chiarezza dove vorremmo arrivare.

Interceptor si presenta quindi come un’opera che ha il grande merito di aver ispirato diverse produzioni future (mi vengono in mente il videogioco Fallout per quanto riguarda ambientazione e vestiario, o il Grindhouse di Tarantino/Rodriguez per gli inseguimenti su strada). Nonostante qualche piccola lacuna, come l’aggiunta di alcuni elementi forzatamente buffi – e quindi fuori luogo -, il film è gradevole, dotato di un buon ritmo e decisamente innovativo. Mi spinge a vedere il primo episodio (Mad Max 1) e il seguito (Oltre la sfera del tuono), in attesa dell’uscita del nuovo capitolo Fury Road, previsto per il 2015. Non so quando li vedrò, ma sono nella lista delle cose da fare. : )

 

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